CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA, GRANDE SEZIONE, SENTENZA DEL 23 NOVEMBRE 2025, DOMANDA DI PRONUNCIA PREGIUDIZIALE PROPOSTA DALLA CORTE SUPREMA AMMINISTRATIVA DELLA POLONIA, CAUSA C‑713/23
Con una sentenza storica, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che tutti gli Stati membri hanno l’obbligo di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti in un altro Paese europeo, cancellando disparità legali tra unioni eterosessuali e omosessuali e imponendo agli Stati membri di adeguarsi senza eccezioni.
La vicenda trae origine nel 2018, quando due cittadini polacchi che vivevano in Germania si sono sposati a Berlino. Tornati in Polonia, hanno chiesto che il loro matrimonio fosse registrato ufficialmente negli archivi dello stato civile polacco, in modo da veder riconosciuta la loro unione anche nel paese d’origine. La richiesta è stata però negata perché, secondo il diritto polacco, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è ammesso. Questo rifiuto ha creato loro molti problemi pratici e personali, costringendoli a vivere come se non fossero sposati nel loro Paese.
La Corte di Giustizia ha precisato che, pur restando agli Stati membri la facoltà di disciplinare le modalità di riconoscimento dei matrimoni, tale competenza deve essere esercitata nel rispetto del diritto dell’Unione.
I cittadini europei hanno il diritto di muoversi liberamente e di vivere una vita familiare normale ovunque nell’Unione, compreso nel Paese di origine. Perciò, negare il riconoscimento del matrimonio viola questi diritti fondamentali. Tuttavia, la sentenza non obbliga uno Stato a modificare le sue leggi sul matrimonio, ma stabilisce che, se uno Stato utilizza una procedura per riconoscere i matrimoni eterosessuali fatti all’estero, deve applicarla anche alle coppie dello stesso sesso senza discriminazioni.
In sostanza, questa decisione impone agli Stati membri di rispettare e riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti in altri Paesi europei, garantendo così pari diritti a tutte le coppie. Ciò rappresenta un importante passo avanti per i diritti LGBTQ+ in Europa, assicurando che la libertà di circolazione e il diritto alla vita familiare valgano pienamente per tutti i cittadini, a prescindere dalle leggi nazionali specifiche.



