Reati in famiglia o tra (ex) partner

Molti pensano che un “reato” sia un gesto estremo. Invece spesso nell’ambito della coppia, delle relazioni sentimentali, il confine della legalità viene superato senza esserne consapevoli.

Singole condotte occasionali, forse anche piuttosto diffuse, possono determinare responsabilità penale.

Qualche esempio.

Una spinta o una sberla integrano il reato di percosse. Con la comparsa di un ematoma diventano lesioni personali.

Prospettare un male ingiusto (“non ti faccio vedere i figli” o “mi faccio del male”) è una minaccia.

Minacce e violenza fisica che la limitano la libertà psichica del partner integrano il reato di violenza privata (se incontri quella tua amica, non ti faccio vedere i figli).

Il monitoraggio dei dispositivi elettronici (telefono, tablet, computer) del partner, senza il suo consenso, può integrare il delitto di accesso abusivo a sistema informatico.

Non dimentichiamo la violenza sessuale. Anche in una coppia il consenso va sempre rispettato; non è dato una volta per tutte, tanto più se il rapporto è incrinato o vi sono maltrattamenti in corso. 

In caso di prevaricazioni durature si possono configurare i reati di “maltrattamenti in famiglia” e gli “atti persecutori”, c.d. “stalking”.

Non serve necessariamente una vessazione che dura anni: anche pochi episodi, se gravi e significativi, possono assumere rilievo penale.

I maltrattamenti si configurano quando, durante la convivenza, vi sono aggressioni fisiche o verbali, mortificazioni e umiliazioni. La Corte di cassazione ha ripetutamente chiarito, anche di recente, che si configurano i maltrattamenti in famiglia non soltanto nelle ipotesi di violenza fisica, ma anche nel caso di violenza psicologica o di violenza economica. Pensiamo a un marito che rivolga offese, urla, sputi, umiliazioni, scherzi di cattivo gusto nei confronti della moglie. Oppure che la costringa a tollerare le visite dell’amante. Lo stesso vale per il partner che unilateralmente impedisca all’altro di essere economicamente indipendente, rendendo la convivenza dolorosa e intollerabile. Molto spesso, i vari tipi di violenza (fisica, psicologica ed economica) si cumulano.

Gli atti persecutori sono integrati quando, all’infuori della convivenza, le minacce o le molestie (es. appostamenti, i tentativi di approccio telefonico o telematico) sono tali da determinare ansia, paura o modifica delle abitudini (es. non esco di casa la sera).

Per violenza sessuale, maltrattamenti, stalking, e lesioni tra partner la sospensione condizionale della pena è sempre subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero.

Pertanto, se una persona si riconosce in comportamenti ossessivi, aggressivi o di controllo, deve parlarne con professionisti qualificati. Il consiglio è quello di rivolgersi anzitutto a un avvocato penalista.

Picture of Riccardo Todesco

Riccardo Todesco

Avvocato presso Studio Legale Accebbi • Dal Maso • Milesi